venerdì 29 gennaio 2016

Francesco Nuti picchiato e umiliato dal suo badante









L’attore e regista toscano Francesco Nuti, dal 2006 affetto da gravi problemi cerebrali e motori conseguenti ad un gravissimo incidente domestico, sarebbe stato maltrattato, umiliato e picchiato dal suo badante georgiano.

Sulla vicenda sta indagando la procura di Prato che ha aperto un’inchiesta per maltrattamenti. Il primo a denunciare il fatto è stato un sostituto del badante che nel periodo di affiancamento avrebbe assistito in prima persona ai quotidiani maltrattamenti ai quali veniva sottoposto il povero Nuti. A portare poi l’accaduto a conoscenza della procura è stato il fratello del regista, Giovanni Nuti. Il gip di Prato ha disposto l’allontanamento del badante georgiano dall’abitazione e l’interrogatorio è fissato per la settimana prossima.A quanto risulta, durante l’indagine Francesco Nuti davanti al sostituto procuratore Antonio Sangermano ha scritto in un biglietto contenente un’inquietante frase: “Ho paura”. Secondo quanto accertato fino ad ora dalla procura, i maltrattamenti sarebbero andati avanti da almeno un anno, da quando cioè la madre del regista non abitava più con lui. Per fortuna a fine anno un ragazzo africano chiamato a sostituire il badante georgiano ha potuto osservare coi propri occhi quello che accadeva in quella casa. Il ragazzo ha rappresentato la salvezza per il povero Nuti che, complici le sue difficoltà nel comunicare, non era ancora riuscito a far capire ai parenti quello che stava subendo. Ieri, al ritorno dalle vacanze, è stato immediatamente notificato al georgiano l’atto del giudice per le indagini preliminari che dispone l’allontanamento dalla casa di Nuti.

martedì 19 gennaio 2016

Lutto nel mondo della musica: Addio Glenn Frey, anima degli Eagles/VIDEO






Il chitarrista e co-fondatore della band aveva 67 anni: è deceduto per le complicazioni mediche legate a un'artrite reumatoide e una polmonite
Glenn Frey, 67 anni, chitarrista e co-fondatore dei leggendari Eagles, è morto a New York. Lo annuncia il sito ufficiale della band. "E' con il cuore pesante che annunciamo la morte del nostro compagno e fondatore degli Eagles Glenn Frey, a New York City il 18 gennaio 2016", recita il testo dell'annuncio sul sito, rilanciato poi sulla pagina Facebook del gruppo.
Morto per le complicazioni legate a un'artrite reumatoide - "Glenn ha combattuto una coraggiosa battaglia nelle ultime settimane, ma purtroppo non ce l'ha fatta", spiega il sito parlando di complicazioni mediche legate a un'artrite reumatoide e una polmonite. Lo scorso dicembre era stato operato all'intestino e aveva dovuto annullare gli impegni ufficiale con il gruppo.

La band lo saluta con il testo di "It's Your World Now" - Sul sito compare poi il testo della canzone "It's Your World Now", scritta da Frey e Jack Tempchin. Per Dan Henley, altro fondatore degli Eagles, il senso del testo è quello di "essere parte di qualcosa di buono, e lasciarsi qualcosa di buono alle spalle".

Da "Hotel California" alle hit dopo la separazione del gruppo - Gli Eagles vennero fondati nel 1971. Nel 2012 gli Eagles hanno festeggiato il loro 40mo anniversario. Frey in quell'occasione aveva spiegato che il gruppo non era fatto da "mercenari in grado di mettere insieme una campagna per capitalizzare sull'anniversario". Gli Eagles, infatti, non sono rimasti sempre insieme. Nel 1980 si sono separati per poi riunirsi nel 1994. "Hotel California" è il loro successo più gettonato, oltre alle tante hit negli Anni 80 di Frey dopo la separazione del gruppo, da "The Heat is on" a "You Belong to the City". Nel complesso, la band ha venduto oltre 150 milioni di dischi nel mondo e con la raccolta "Their greatest hits (1971-1975") sono al secondo posto nella lista degli album più venduti della storia, dietro "Thriller" di Michael Jackson




It is with the heaviest of hearts that we announce the passing of our comrade, Eagles founder, Glenn Frey, in New York...
Posted by Eagles on Lunedì 18 gennaio 2016

lunedì 11 gennaio 2016

David Bowie; L'ultimo disco, "Blackstar", uscito il giorno del suo 69esimo compleanno, l'8 gennaio.







L'ultimo disco, "Blackstar", uscito il giorno del suo 69esimo compleanno, l'8 gennaio. Due singoli, e due video, sceneggiati per raccontare l'imminente addio. Ecco a voi David Robert Jones, l'artista che ha trasformato se stesso in un capolavoro, fino alla fine.
Con l'ultimo album, Blackstar, che dopo la sua morte è necessario chiamare testamento. Ma non è un testamento triste. È un testamento che rappresenta la più alta forma di arte contemporanea realizzata da molto tempo a questa parte: pieno di bellezza, di colpi di scena, una tragedia shakespeariana. Una luce fortissima immersa nel buio, come in un quadro di Caravaggio. La sua vita, a ricordarla ora, non è stata poi così diversa dal modo in cui è uscito - ha scelto di uscire? - di scena. Fino all'ultimo respiro David Bowie ha fatto di se stesso un'opera d'arte. Un disco, intitolato "Stella nera", pubblicato il giorno del suo 69esimo compleanno, l'8 gennaio. Il 20 novembre viene diffuso il primo singolo: è il nome dato anche all'album, è il pezzo di apertura. Dice: "Il giorno in cui è morto è successo qualcosa. L'anima è salita di un metro e si fece da parte. Qualcun altro prese il suo posto, e coraggiosamente urlò (Sono una stella nera, sono una stella nera)".

Il video: dieci minuti di scenaggiatura precisa: una donna con una sottile, lunghissima coda si avvicina a un astronauta deceduto da chissà quanto, abbandonato sulla superficie di un pianeta misterioso. È il Major Tom di Space Oddity. Il suo teschio è ricoperto di pietre preziose. Sullo sfondo antiche rovine aliene, ambigue cittadine sconosciute, una luce fredda che non è quella del sole, pochi esseri al suo cospetto. Lo venerano, è il loro idolo pagano. A chi gli chiede di spiegare, David Bowie risponde con un'altra strofa nel testo: "Non posso rispondere perché (sono una blackstar). Seguimi (non sono una stella del cinema). Ti porterò a casa (sono una blackstar). Prendi il tuo passaporto e le scarpe (non sono una stella del pop). E i tuoi sedativi, boo (sono un blackstar). Sei una meteora (non sono una stella da ammirare). Sono il grande sono (sono una blackstar)".

Era tutto preparato perché diventasse la colonna sonora della sua partenza? Le sceneggiature dei video? I testi delle canzoni? David Bowie ha chiesto al regista Johan Renck di rappresentarlo alla fine dei suoi giorni? "Queste sono le tipiche cose che stanno negli occhi di chi guarda. Ognuno ci vede ciò che vuole", ha spiegato. "Quello che io posso dire, è che deliberatamente non c'è stata la volontà di fare riferimento al passato. Dall'altro lato, molte di queste idee sono state la summa delle conversazioni tra David e me. David mi ha spedito i disegni di quello che aveva in mente e io gli rispondevo, i pensieri tra di noi sono rimbalzati avanti e indietro in questo modo".




Il sassofono vellutato, la chitarra affilata, il primo piano sulle ante di un armadio che si spalancano dal buio verso la luce. Il video di Lazarus è uscito il giorno prima in cui l'album Blackstar è arrivato. Lazarus come Lazzaro. David Bowie avvolto nelle bende, lo sguardo coperto di garze, due bottoni al posto degli occhi. Disteso su un letto, il bianco quasi totale. È un ospedale? Poi, la voce: "Guardate qui, sono in paradiso. Ho cicatrici che non possono essere viste, ho dramma, non possono essere rubati. Tutti mi conoscono adesso". Ma non è vero, nessuno conosce David Bowie. "La mia morte aspetta tra le tue braccia, le tue cosce, le tue dita fredde che chiuderanno i miei occhi. Ma non parliamo del tempo che scorre", cantava in La mort di Jacques Brel annunciando al pubblico la scomparsa di uno dei suoi alter ego, Ziggy Stardust, nel 1973. Ora è diventato davvero irraggiungibile, evanescente. Di nuovo in fuga dalla gabbia, verso chissà quale dimensione. Come il passero blu che vola via alla fine di Lazarus: "Sai, io sarò libero proprio come quel sialia*. Ora non è proprio come me?".








Musica in lutto, morto David Bowie Un tumore lo porta via.Addio al Duca Bianco







La notizia arriva dai profili social ufficiali. Il suo ultimo album "Blackstar" uscito l'8 gennaio. Più di cinquant'anni di storia della musica attraverso i generi più diversi dal folk all'elettronica passando per il glam
E' morto David Bowie. La notizia, data da Sky News, è stata confermata dalla famiglia. Il Duca Bianco si è spento nella notte in casa sua. Aveva compiuto 69 anni l'8 gennaio, data dell'uscita del suo ultimo album,Blackstar. Una scomparsa che ha colto tutti di sorpresa perché sebbene Bowie non stesse bene da tempo e nonostante le sue smentite, si vociferava persino di un suo ritorno sul palco, per dei concerti live. David Bowie è «morto oggi pacificamente sostenuto dalla sua famiglia dopo 18 mesi di battaglia contro il cancro», hanno scritto i famigliari della grande rockstar britannica sull'account Twitter ufficiale dell'artista, chiedendo di «rispettare la sua privacy».
La notizia della morte di Bowie è stata talmente choccante che in molti, inizialmente, hanno pensato a una bufala. Pubblicata sui profili social ma accompagnata da una serie di smentite dei fan, è stata invece confermata prima dalla moglie Iman e poi dal portavoce dell'artista al 'Telegraph'. Duncan Jones, regista e figlio di Bowie, in un post su Twitter, accompagnato da una foto di lui bambino sulle spalle del Duca Bianco, ha scritto: «Sono molto dispiaciuto e triste di dirvi che è vero. Sarò off-line per un po'».

Se ne va un grande che ha attraversato cinque decenni di musica rock. Bowie ha segnato la storia della musica e l'immaginario collettivo degli ultimi 50 anni, vestendo prima i panni di Ziggy Stardust, poi quelli di Alladin Sane e delDuca Bianco. Blackstar, accolto da critiche entustatiche, è balzato nelle prime posizioni delle classifiche di mezzo mondo. Per Bowie si è trattato del 25esimo lavoro in studio, uscito a tre anni dall'ultimo disco 'The Next Day', pubblicato nel marzo 2013. Qualche settimana fa Bowie aveva annunciato il ritiro 'definitivo e irrevocabile' daila scena live che non lo vedeva protagonista dal 2006.

Protagonista per oltre 50 anni della scena musicale internazionale, come cantautore, polistrumentista, attore e compositore britannico, David Robert Jones (questo il vero nome di Bowie) era nato a Londra l'8 gennaio del 1947. Attivo dalla metà degli anni sessanta, Bowie ha attraversato cinque decenni di musica rock, reinventando nel tempo il suo stile e la sua immagine e creando diversi alter ego come Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler e The Thin White Duke (che in Italia è diventato più semplicemente il «Duca Bianco»).

Dal folk acustico all'elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e il krautrock, David Bowie ha lasciato tracce che hanno influenzato tantissimi artisti. Artista prolifico come pochi, con uscite discografiche al ritmo di un disco all'anno, Bowie non si è mai adagiato sugli allori del successo raggiunto già a metà degli anni '60, continuando a sperimentare fino all'album 'Blackstar' uscito pochi giorni fa. Ha attraversato e inventato generi anche molto diversi tra loro: dal beat al R&B bianco, dal glam rock all'electro pop intellettuale, fino al rock colto e raffinato.

Come attore, dopo alcune piccole apparizioni, arrivò al successo nel 1976 come protagonista del film di fantascienza 'L'uomo che cadde sulla Terra' di Nicolas Roeg. Tra le sue interpretazioni più note si ricordano Furyo in 'Merry Christmas Mr. Lawrencè di Nagisa Oshima del 1983, 'Absolute Beginners' e 'Labyrinth' del 1986, fino a 'Basquiat' di Julian Schnabel del 1996, nel quale ha interpretato il ruolo di Andy Warhol. David Bowie si era sposato nel 1992 con la top model somala Iman Mohamed Abdulmajid. Aveva avuto due figli: Duncan Zowie Haywood (nato nel 1971 dal precedente matrimonio con Mary Angela Barnett) e Alexandria Zahra (nata nel 2000), ma considerata sua terza figlia anche Zulekha, nata dal precedente matrimonio di Iman. Nel 2008 è stato inserito al 23º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo 'Rolling Stonè, e tra i suoi brani indimenticabili ci sono 'Life on Mars?', 'Space Oddity', 'Starman' ed 'Heroes'.


























sabato 2 gennaio 2016

Primo Brown, morto a 39 anni il leader dei Cor Veleno








Il mondo della musica piange David Berardi, ovvero Primo Brown, il rapper romano fondatore del gruppo Cor Veleno, morto nella notte di Capodanno a 39 anni dopo una lunga malattia. "Ciao, frate'" è scritto sulla pagina Facebook del gruppo che aveva fondato con l'altro rapper Grandi Numeri e il produttore Dj Squarta. Immenso lo sconforto sui social e tantissimi i messaggi di addio di altri cantanti e musicisti, dei moltissimi amici e fan.

i amici e fan.
Dall'esordio nel 1993 al raduno Zulu Party al Palladium di Roma ha pubblicato 5 album ufficiali con i Cor Veleno e 2 con Squarta. Nel 2005 i Cor Veleno, che hanno aperto concerti di Jovanotti, Manu Chao e del rapper 50 Cent, sono saliti sul palco dello Splash!-Festival in Germania, come unico gruppo rap italiano, per la prima volta nella storia della manifestazione. Nel 2014 per Primo arriva El micro de Oro, in coppia con Tormento dei Sottotono. Poi la grave malattia annunciata dallo stesso rapper con un post: "Devo affrontare un viaggio difficile che non so dove porta, e come ritorna indietro, devo solo farlo".

Molti i messaggi di cordoglio. Tra gli altri, 99 Posse ("La tua musica ci accompagnerà per sempre ma il dolore di non poterti piu' abbracciare di non poter passare delle folli e meravigliosi giornate con te mi strazia..."), Emis Killa ("Riposa in pace Primo Brown. Non ci si conosceva ma ti rispettavo una cifra. Life is a bitch"), Piotta ("Continuero' a pensarti forte. Continuero' ad ascoltarti forte. Ciao Da', ti abbraccio? forte!"), Fabri Fibra ("Ciao Primo. Ci rivediamo dall'altra parte. Riposa in pace frate"), Saturnino ("Ciao David "Primo Brown" Berardi. Riposa in Pace"), Jesto ("Così tanti GRAZIE da dirti. Prima del Rap, la Persona. Vero come nessun altro. Per quanto riguarda il Rap: no competizione: Il numero 1. Il Primo. Abbiamo tutti imparato da te").

Addio a Natalie Cole, splendida voce del jazz









E' morta Natalie Cole, figlia del grande Nat King. La cantante statunitense, che aveva 65 anni, in carriera aveva vinto diversi premi, tra cui il Grammy Award come miglior performance femminile nel 1975 e come miglior nuova artista. Nota come stella dello smooth jazz, tra le sue interpretazioni più note "Unforgettable", in duetto virtuale con il padre.
L'album "Unforgettable... with love" era uscito nel 1991. E con quel lavoro la stella jazz aveva venduto 14 milioni di copie e vinto sei Grammy. Erede di un mito, aveva dedicato la sua carriera a tener viva la legacy paterna.