sabato 16 maggio 2015

Uccise la figlia di 18 mesi, è assolto: "Incapace di intendere e volere"






Assolto. Quando uccise a coltellate la figlioletta Alessia di 18 mesi, il 17 agosto 2014 ad Ancona, Luca Giustini, ferroviere di 35 anni, era incapace d'intendere e di volere a causa di uno «scompenso psicotico con importante componente allucinatoria dal contenuto imperativo». Per questo motivo il Gup Paola Moscaroli, anche sulla base della relazione del consulente dell'accusa, il prof. Renato Ariatti, ha assolto l'imputato per vizio di mente.


L'imputato, da poco trasferito dall'Opg di Reggio Emilia in una casa di cura e custodia dell'Ascolano, è stato ritenuto socialmente pericoloso, e per questo gli è stata applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata per tre anni, con la prescrizione di dimora in una struttura psichiatrica: non potrà allontanarsi senza permesso del personale medico, dovrà seguire un programma terapeutico, condurre una vita regolare e non abusare di alcol o droghe. Vi saranno inoltre controlli periodici sulla permanenza del suo stato di pericolosità.

Il verdetto è stato emesso con rito abbreviato chiesto dalla difesa, rappresentata dall'avv. Alessandro Scaloni. In aula non c'erano né Giustini né la moglie Sara, che con l'altra figlioletta si è costituita parte civile con l'avv. Maila Catani chiedendo un risarcimento danni di due milioni di euro. La parte civile, in base alla consulenza di Alessandro Meluzzi, si era opposta alle conclusioni di Ariatti, sostenendo che la capacità mentale di Giustini non fosse del tutto annullata bensì grandemente scemata per la presenza di «elementi residui di natura coscienziale». Sulla misura «non detentiva» applicata, il legale di parte civile non ha nascosto le proprie perplessità, proprio in base alle condizioni di salute di Giustini: «è affidata alla capacità del soggetto di ottemperare alle prescrizioni del giudice».

Dopo il delitto, apparentemente inspiegabile, Luca, descritto da tutti come un padre, marito e lavoratore modello (aveva condotto un treno da Foligno ad Ancona proprio la mattina stessa), aveva detto di aver agito su ordine di una voce 'divina', che da qualche giorno sentiva dentro di sé. I carabinieri avevano sequestrato nella sua auto alcuni fogli in cui, con una grafia parzialmente incomprensibile, l'uomo aveva scritto appunti deliranti su un presunto 'disegno di Dio' e 'precetto di nostro Signore venuto tra noi'. Giustini, che non aveva mai manifestato in famiglia sintomi di disagio psichico, aveva accoltellato la figlia in casa. La moglie, con l'altra figlia e i suoceri, lo attendeva al mare con la bimba: era stato lui stesso a telefonare alla donna dicendo di aver «combinato un casino». In seguito, la madre dell'omicida, Brunella Michelini, raccontò che la mattina del delitto Giustini era andato a casa sua chiedendo in lacrime a lei e alla nonna di pregare insieme. Elementi spia di un disagio interiore, ma non tali da far sospettare alla donna un atto tanto aberrante che il figlio avrebbe commesso di lì a poco.

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