mercoledì 15 aprile 2015

Cancro, arriva la super risonanza che brucia le cellule maligne









Il nuovo super macchinario arriva da uno studio made in Italy, dell’Istituto scientifico romagnolo per la cura dei tumori (Irst). Questo sistema può bruciare le cellule del cancro con estrema precisione, emettendo ultrasuoni concentrati in un punto circoscritto. Nei prossimi tre anni questa super risonanza magnetica sarà oggetto di sperimentazione, per testarne l’accuratezza diagnostica e la sicurezza, ma anche tollerabilità, comfort e rapporto costo-efficacia. Se con la risonanza magnetica si potranno prevedere disturbi mentali e tendenze criminali, ora con questa risonanza potenziata forse si potrà anche sconfiggere il cancro. Nell’ambito della lotta contro i tumori, oltre ai vaccini che dovrebbero essere diponibili in Italia entro 3 anni, ricordiamo anche la rivoluzionaria recente scoperta di un team di studiosi dell’Humanitas di Rozzano: un particolare gene in grado di spegnere il cancro.


“Il meccanismo della super risonanza consentirà – dice Dino Amadori, direttore scientifico dell’Ircs – di dare al via ad una piano di ricerca per la diagnosi e cura dei tumori unico nel panorama internazionale”.
Una tecnica meno invasiva

Lo strumento, chiamato Rm 3Tesla con sistema Hifu (High-Intensity Focused Ultrasound), consentirà di “bruciare” il tumore in un’area specifica e limitata, programmando e monitorando in tempo reale l’andamento del trattamento.
Una tecnica, come spiega Amadori, “meno invasiva e più tollerabile, senza gli effetti collaterali negativi della chemio e della radioterapia”. L’impiego a pieno regime è previsto per aprile e potrà accedervi chiunque presenti i requisiti per la sperimentazione.


“La particolarità di questo strumento – spiega Amadori – chiamato Rm 3Tesla con sistema Hifu (High-Intensity Focused Ultrasound), è di avere una potenza doppia rispetto alla risonanza standard. Ciò permette di vedere lesioni tumorali di solo un millimetro quando in genere sotto i 5 millimetri non sono monitorabili”.

Questo macchinario è anche in grado di registrare gli aspetti di funzionamento degli organi.

“Per esempio studiando il cervello si possono vedere le reazioni delle diverse aree al dolore e se ne può monitorare l’intensità. Ciò ci consentirà di curarlo meglio”. Grazie a questo sistema si potranno evidenziare le alterazioni subite da fegato e cuore a causa della tossicità dei farmaci chemioterapici e modificare i dosaggi per evitare danni permanenti. Si potrà inoltre osservare il flusso del sangue e come i farmaci si diffondono nei vari organi.


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